Conciliazione sui crediti d’imposta: pagamento unico e stop alle compensazioniConciliazione sui crediti d’imposta R&S: pagamento unico e divieto di compensazione

In occasione di Telefisco 2026, l’Agenzia delle Entrate ha lanciato un monito chiaro alle imprese impegnate in contenziosi sui crediti d’imposta, con particolare riferimento al Credito Ricerca e Sviluppo (R&S).

Se da un lato la conciliazione giudiziale resta una via percorribile per chiudere le liti, le modalità di pagamento degli avvisi di recupero si fanno estremamente rigide, trasformando la definizione del contenzioso in una sfida di liquidità.

1. La stretta sui crediti R&S: niente rateizzazione

Il chiarimento più impattante riguarda l’impossibilità di dilazionare il pagamento. Per gli avvisi di recupero dei crediti d’imposta — fattispecie che oggi colpisce moltissime aziende per gli investimenti R&S del periodo 2015-2019 — non è ammessa la rateizzazione.

Secondo l’Agenzia, la norma (art. 1, comma 422 della L. 311/2004) non prevede la facoltà di dilazione per questa tipologia di atti. Di conseguenza:

  • Una volta firmato l’accordo conciliativo, il debito va versato in un’unica soluzione.
  • A differenza degli accertamenti ordinari (es. IVA o IRES), non si può beneficiare delle 8 o 16 rate trimestrali.

2. Divieto assoluto di compensazione in F24

Per le imprese che speravano di utilizzare altri crediti d’imposta disponibili (es. Innovazione, Design o Transizione 4.0) per “pagare” il recupero del credito R&S contestato, la risposta di Telefisco 2026 è negativa.

  • Le somme dovute per la conciliazione su avvisi di recupero devono essere versate “per cassa”.
  • È escluso categoricamente l’uso della compensazione in F24. Questo significa che l’impresa deve disporre della liquidità immediata per coprire l’intero importo (imposta, interessi e sanzioni ridotte).

3. Sanzioni ridotte: l’unico “sconto” rimasto

Nonostante il rigore nei pagamenti, la conciliazione resta l’unico strumento per abbattere le pesanti sanzioni legate ai crediti R&S (spesso contestati come “inesistenti”, con sanzioni dal 70% al 140%):

  • 40% del minimo se si concilia in primo grado.
  • 50% del minimo in secondo grado.
  • 60% del minimo in Cassazione.

Il rischio del ritardo: Se il pagamento unico non avviene nei termini, si perdono i benefici. Un ritardo superiore a 90 giorni comporta l’iscrizione a ruolo delle somme con sanzioni raddoppiate.


Il commento dello Studio

Questa interpretazione dell’Agenzia delle Entrate rende la gestione dei contenziosi R&S ancora più complessa. Per un’impresa, conciliare non è più solo una scelta giuridica, ma una scelta finanziaria.

Prima di procedere, è fondamentale:

  1. Analizzare la liquidità: Verificare la capacità di esborso immediato.
  2. Valutare la Certificazione: Ricordiamo che, se non è ancora stato notificato un PVC, la certificazione degli investimenti R&S resta la via maestra per “blindare” il credito ed evitare di arrivare alla fase del recupero forzoso.

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Credito R&S: la certificazione è vincolante anche dopo lo “schema di atto” (Telefisco 2026)

L’Agenzia delle Entrate, in occasione di Telefisco 2026, ha fornito un chiarimento fondamentale per le imprese che intendono tutelare i propri crediti d’imposta per attività di Ricerca e Sviluppo. La questione centrale riguarda l’efficacia della certificazione quando questa si perfeziona dopo che l’ufficio ha già notificato lo “schema di atto” nell’ambito del contraddittorio preventivo.

Il chiarimento: prevale la sostanza tecnica

Secondo quanto precisato dall’Amministrazione finanziaria, la certificazione del credito R&S produce effetti vincolanti anche se il procedimento si conclude (per silenzio-assenso o provvedimento espresso) dopo la notifica dello schema di atto.

Tuttavia, esiste una condizione imprescindibile: la procedura di certificazione deve essere stata avviata in assenza di un processo verbale di constatazione (PVC) .

I punti chiave della disciplina

  • Accesso alla tutela: L’articolo 23 del DL 73/2022 permette di richiedere la certificazione sulla qualificazione degli investimenti, purché le violazioni non siano già state constatate con PVC o contestate con atto impositivo .
  • Il ruolo del Mimit: La certificazione viene rilasciata da soggetti abilitati dal Mimit. Se il Ministero non invia richieste istruttorie entro 90 giorni, si forma il silenzio-assenso e il documento diventa vincolante per l’Agenzia delle Entrate limitatamente alla qualificazione delle attività.
  • Schema di atto e contraddittorio: La semplice notifica dello schema di atto (ex art. 6-bis della legge 212/2000) non neutralizza gli effetti della certificazione se non è stata preceduta da un PVC .

Un esempio pratico

Si consideri un’impresa a cui l’Agenzia richiede documentazione su un credito R&S a inizio gennaio 2026. Se l’azienda avvia la certificazione a febbraio e riceve la notifica dello schema di atto a marzo, la certificazione che si perfeziona per silenzio-assenso a maggio sarà comunque pienamente valida e vincolante.

Perché questa novità è importante?

Questo orientamento garantisce maggiore certezza operativa alle imprese, confermando che l’avvio del contraddittorio preventivo non impedisce di ottenere una valutazione tecnica superiore capace di bloccare il recupero del credito.


Il consiglio dello Studio: La certificazione si conferma lo strumento di difesa più potente per blindare i crediti R&S. È però fondamentale agire tempestivamente, prima che una verifica si trasformi in un verbale di constatazione (PVC).

Scissioni societarie: la Cassazione rafforza la tutela dei creditori

In materia di scissioni societarie, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 32551 del 13 dicembre 2025, ha fornito importanti chiarimenti sulla responsabilità solidale delle società coinvolte nell’operazione, rafforzando la tutela dei creditori.

La vicenda

La pronuncia trae origine da una controversia riguardante l’esecuzione di un contratto preliminare stipulato con una società che, successivamente, si era scissa parzialmente, dando vita ad altre due società. Il rapporto obbligatorio oggetto di causa era stato trasferito a una delle nuove società beneficiarie. Il creditore, dopo il primo grado di giudizio, aveva agito in appello non solo contro la società originaria (trasformata ma non estinta), ma anche contro le due nuove società derivanti dalla scissione, invocandone la responsabilità solidale. La Corte d’Appello aveva dichiarato inammissibile la chiamata in causa delle nuove società, ritenendola una domanda nuova.

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha ribaltato la decisione dei giudici di secondo grado, offrendo un’articolata ricostruzione del quadro normativo di riferimento.

In base all’articolo 2506-quater del Codice civile, delle obbligazioni trasferite risponde, in via principale, la società a cui sono state attribuite secondo il progetto di scissione. Tuttavia, il terzo comma dello stesso articolo introduce un’importante eccezione a tutela dei creditori: se la società beneficiaria del rapporto si rende inadempiente, tutte le altre società partecipanti alla scissione (la scissa e le altre beneficiarie) rispondono in solido per il debito.

La Cassazione ha precisato che questa forma di garanzia opera indipendentemente dal fatto che il creditore abbia o meno esercitato il diritto di opposizione al progetto di scissione. Le diverse forme di tutela previste dall’ordinamento sono, infatti, cumulabili tra loro.

Inoltre, i giudici di legittimità hanno chiarito che la responsabilità solidale prevista dall’art. 2506-quater c.c. ha natura sussidiaria, presupponendo l’accertamento dell’inadempimento della società principalmente obbligata. Ne consegue che, nel giudizio instaurato dal creditore per ottenere l’adempimento, si configura un litisconsorzio processuale necessario tra tutte le società coinvolte nella scissione, a causa del rapporto di pregiudizialità tra le domande rivolte ai diversi condebitori solidali.

Conclusioni

L’ordinanza della Cassazione rappresenta un importante arresto giurisprudenziale che consolida la posizione dei creditori nelle operazioni di scissione societaria, garantendo loro la possibilità di agire nei confronti di tutte le società coinvolte in caso di inadempimento del debitore principale.

Compensazioni F24: La nuova soglia dei 50.000 euro e le sanzioni 2026

La Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025) ha introdotto una stretta significativa sulla facoltà dei contribuenti di compensare i propri crediti d’imposta. L’obiettivo del legislatore è chiaro: garantire che le aziende con debiti erariali iscritti a ruolo non utilizzino i crediti fiscali per ridurre i versamenti, se non dopo aver regolarizzato la propria posizione.

1. La nuova soglia di sbarramento

A partire dal 1° gennaio 2026, il limite oltre il quale scatta il divieto di compensazione orizzontale (ovvero tra imposte diverse, come l’uso di un credito IVA per pagare l’IRPEF o contributi) è stato drasticamente ridotto:

  • Fino al 2024/2025: Il blocco scattava per debiti superiori a 100.000 euro.
  • Dal 2026: Il blocco scatta se i carichi affidati alla riscossione (scaduti) sono superiori a 50.000 euro.

Quali debiti bloccano la compensazione?

Il divieto riguarda i debiti scaduti relativi a imposte erariali (IVA, IRPEF, IRES, ecc.) e i relativi oneri accessori per i quali è scaduto il termine di pagamento. Il blocco permane finché il debito totale non scende sotto la soglia di 50.000 euro, o tramite pagamento o attraverso una rateizzazione regolarmente intrapresa.

2. Il sistema sanzionatorio: 25% o 50%?

Il panorama delle sanzioni è diventato più complesso poiché convivono due diverse normative che possono sovrapporsi:

La sanzione del 50% (Art. 31 DL 78/2010)

Se il contribuente ha debiti iscritti a ruolo per imposte erariali di importo superiore a 1.500 euro, scatta il divieto di compensazione per i soli crediti erariali. In caso di violazione, la sanzione è pari al 50% dell’importo indebitamente compensato. Questa sanzione è particolarmente severa perché punisce l’uso del credito in presenza di un divieto puntuale.

La sanzione del 25% (Art. 37 DL 223/2006)

Quando invece si supera la soglia generale dei 50.000 euro, il sistema telematico dell’Agenzia delle Entrate dovrebbe teoricamente scartare il modello F24 (penalità indiretta). Se tuttavia la compensazione dovesse andare a buon fine nonostante il superamento della soglia, l’operazione viene trattata come un omesso versamento, applicando la sanzione ordinaria del 25%.

Nota importante: Le due sanzioni non si sommano: in presenza di entrambe le condizioni, tende a prevalere la preclusione generale con la sanzione del 25%.

3. Esclusioni: cosa si può ancora compensare?

Non tutto è bloccato. Restano generalmente esclusi dai limiti sopra indicati:

  • I crediti previdenziali (INPS).
  • I crediti assistenziali e i premi INAIL.Questi possono essere utilizzati in compensazione anche se l’azienda ha debiti fiscali superiori a 50.000 euro.

Crediti R&S: La certificazione “tardiva” salva il bonus? Le novità dai giudici tributari

Nel complesso panorama dei recuperi fiscali legati al credito d’imposta per Ricerca e Sviluppo (R&S) per il periodo 2015-2019, emerge uno spiraglio di chiarezza grazie a recenti orientamenti della giurisprudenza di merito. Il tema centrale riguarda la validità della certificazione degli investimenti ottenuta dall’impresa quando una violazione è già stata contestata o accertata.

Il nodo della “certificazione post-constatazione”

L’articolo 23 del DL 73/2022 ha introdotto la possibilità per le imprese di richiedere una certificazione che attesti la qualificazione degli investimenti, anche per attività già svolte in passato. Tuttavia, la norma pone un limite chiaro: la procedura non può essere utilizzata se le violazioni relative all’uso dei crediti «siano state già constatate con processo verbale di constatazione».

Questa limitazione ha sollevato dubbi sull’utilità di una certificazione richiesta “in extremis”. Tuttavia, la prassi e i tribunali stanno iniziando a valorizzare questo documento non solo come scudo procedurale, ma come prova tecnica di valore assoluto.

La posizione della giurisprudenza: il caso Lombardia

Una recente sentenza della Cgt di secondo grado della Lombardia (n. 883/05/2025) ha gettato nuova luce sulla questione:

  • Valutazione Tecnica: Sebbene l’impresa non possa bloccare l’accertamento se la violazione è già stata constatata, la certificazione rimane un elemento indicativo fondamentale.
  • Competenza Professionale: Il documento rappresenta una valutazione tecnica offerta da un professionista abilitato (dal Mimit) e certamente competente nel settore.
  • Supporto all’Agenzia: Tale parere tecnico dovrebbe supportare l’Agenzia delle Entrate, che spesso difetta di competenze specifiche per valutare l’effettiva innovazione dei progetti.

Perché la certificazione è utile anche durante un contenzioso

Ottenere una certificazione, anche dopo l’inizio di una verifica, offre vantaggi strategici non trascurabili:

  1. Autotutela: L’Agenzia, di fronte a una certificazione tecnica valida, potrebbe convincersi dell’erroneità delle proprie posizioni e annullare il recupero in autotutela.
  2. Difesa in Giudizio: Il vizio di motivazione dell’accertamento può essere evidenziato più facilmente davanti al giudice tributario se esiste un parere tecnico qualificato che lo smentisce.
  3. Manuale di Frascati: La certificazione aiuta a inquadrare i progetti secondo i criteri corretti (come quelli del Manuale di Frascati), essenziali per valutare la “bontà” del tax credit per i progetti pre-2020.

Il consiglio dello Studio: La gestione dei crediti R&S richiede una difesa tecnica preventiva. Anche in presenza di contestazioni già avviate, la produzione di una certificazione accurata può spostare l’ago della bilancia a favore dell’impresa.

Holding e Newco: Come cambiano le regole sulla PEX con la Legge di Bilancio 2026


Il panorama fiscale per le società di capitali e le Holding ha subito una trasformazione importante con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025).

Per gli imprenditori che utilizzano strutture societarie per gestire partecipazioni o per preparare la vendita di rami d’azienda, le novità sulla Participation Exemption (PEX) richiedono un’attenzione immediata per evitare “trappole” fiscali inaspettate.

Cosa cambia per l’esenzione delle plusvalenze?

Fino a ieri, l’esenzione del 95% sulle plusvalenze derivanti dalla vendita di partecipazioni dipendeva principalmente dai requisiti previsti dall’art. 87 del TUIR (residenza fiscale, commercialità, ecc.).

Con la nuova normativa, l’esenzione spetta solo se sono rispettati nuovi limiti dimensionali, analoghi a quelli introdotti per i dividendi. La partecipazione deve:

  1. Rappresentare almeno il 5% del capitale della società partecipata;
  2. In alternativa, avere un valore fiscale almeno pari a 500.000 euro.

Senza il rispetto di almeno uno di questi due requisiti, il beneficio della PEX rischia di svanire, portando la tassazione ai livelli ordinari.

La “trappola” delle Newco e dell’Holding Period

Un punto critico sollevato dalle recenti analisi (anche su Il Sole 24 Ore) riguarda le Newco, ovvero le società costituite appositamente per ricevere un conferimento d’azienda in vista di una successiva vendita.

L’Agenzia delle Entrate mantiene spesso una linea rigida sul requisito del possesso minimo di 12 mesi (holding period). Se una società conferente costituisce una Newco e vende le partecipazioni prima che siano passati 12 mesi, l’Amministrazione Finanziaria tende a negare la PEX, anche se l’operazione è avvenuta in neutralità fiscale.

Perché è fondamentale la consulenza strategica oggi?

Queste modifiche non sono solo dettagli tecnici, ma cambiano il modo in cui un imprenditore deve pianificare:

  • Asset Protection: Bisogna valutare se le attuali partecipazioni sotto soglia (meno del 5% o sotto i 500k euro) siano ancora efficienti all’interno di una Holding.
  • Operazioni Straordinarie: La costituzione di Newco per conferimenti d’azienda deve essere gestita con un tempismo perfetto per non incappare in accertamenti basati sulla mancanza dell’holding period.
  • Gestione Dividendi: Il coordinamento tra la tassazione dei dividendi e quella delle plusvalenze è ora più stretto che mai.

Il commento dello Studio Scuderi

La pianificazione fiscale non è “evasione”, ma l’applicazione corretta delle norme per proteggere il valore creato dall’impresa. In un contesto normativo che si fa sempre più complesso, muoversi senza una bussola tecnica significa esporsi a costi fiscali che potrebbero essere legittimamente evitati.

Lo Studio Scuderi a Palermo è a disposizione per analizzare la vostra struttura societaria alla luce della Legge di Bilancio 2026 e verificare il rispetto dei nuovi requisiti PEX.


Holding SRL: La Strategia per Abbattere la Tassazione sugli Utili e Proteggere il Business


Nel panorama imprenditoriale italiano, la Holding SRL non è più uno strumento riservato esclusivamente ai grandi gruppi industriali. Oggi, anche per le piccole e medie imprese (PMI), costituire una “società madre” rappresenta una scelta lungimirante per ottimizzare il carico fiscale e mettere in sicurezza il patrimonio accumulato.

Il vantaggio più eclatante? La drastica riduzione della tassazione sugli utili distribuiti dalle società figlie (operative) alla Holding.

Il regime PEX: Dividendi tassati solo all’1,2%

Il motivo principale per cui un imprenditore dovrebbe valutare una Holding SRL risiede nel regime della Participation Exemption (PEX).

Secondo la normativa vigente (Art. 89 del TUIR), i dividendi che una società operativa distribuisce alla propria Holding SRL sono esenti da tassazione per il 95% del loro ammontare.

Un esempio pratico:

Immaginiamo che la tua società operativa produca un utile distribuibile di 100.000 €:

  1. Senza Holding: Se prelevi l’utile come persona fisica, pagheresti una ritenuta a titolo d’imposta del 26%, incassando netti 74.000 €.
  2. Con Holding SRL: L’utile viene tassato solo sul 5% del suo valore. Applicando l’aliquota IRES del 24%, la tassazione effettiva è solo dell’1,2%. Su 100.000 €, la Holding paga solo 1.200 € di tasse, mantenendo 98.800 € in cassa.

Questa enorme liquidità residua può essere immediatamente reinvestita dalla Holding in nuove attività, immobili o strumenti finanziari, senza aver subito il “taglio” del 26%.

I vantaggi oltre il Fisco: Protezione e Reinvestimento

Oltre al risparmio d’imposta, la Holding SRL offre tre pilastri strategici fondamentali:

1. Protezione del Patrimonio (Asset Protection)

Separando la gestione dei beni (immobili, marchi, liquidità) dall’attività operativa, metti al sicuro i tuoi asset. Se la società operativa dovesse affrontare crisi o contenziosi, il patrimonio accumulato nella Holding rimane protetto e inattaccabile dai creditori della società figlia.

2. Gestione del Passaggio Generazionale

La Holding semplifica la successione. Invece di frammentare la proprietà di diverse società operative tra gli eredi, si trasferiscono le quote della Holding. Questo garantisce una governance unitaria e stabilità al business di famiglia.

Quando conviene costituire una Holding?

La costituzione di una Holding è consigliata quando:

  • La società operativa genera utili costanti che non vengono interamente consumati dai soci.
  • Si desidera diversificare gli investimenti in altri settori o nel comparto immobiliare.
  • Si punta a proteggere la liquidità aziendale dai rischi d’impresa.

La consulenza dello Studio Scuderi a Palermo

Trasformare una struttura aziendale singola in un gruppo societario richiede un’analisi attenta dei costi di gestione, dei patti parasociali e della pianificazione fiscale a lungo termine.

Lo Studio Scuderi, con la sua esperienza pluridecennale a Palermo, supporta gli imprenditori nella progettazione di architetture societarie efficienti, garantendo che ogni passaggio avvenga nel pieno rispetto delle normative e con il massimo beneficio economico.

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Società Semplice: Lo Strumento Strategico per il Passaggio Generazionale


Studio Scuderi | 28 Gennaio 2026

Il “passaggio di testimone” tra generazioni è uno dei momenti più delicati nella vita di un imprenditore e di una famiglia. Senza una pianificazione accurata, il rischio è quello di frammentare il patrimonio o, peggio, innescare conflitti ereditari che possono compromettere decenni di lavoro.

In questo contesto, la Società Semplice (S.S.) si sta affermando come lo strumento d’elezione per la protezione e la trasmissione della ricchezza familiare.

Cos’è la Società Semplice “Holding”?

Sebbene il Codice Civile la preveda per l’esercizio di attività non commerciali, la Società Semplice è perfetta per la gestione di patrimoni immobiliari, partecipazioni societarie o portafogli finanziari.

A differenza delle società operative (S.r.l. o S.p.A.), la S.S. gode di una struttura estremamente flessibile e di costi di gestione ridotti, rendendola una vera e propria “cassaforte di famiglia”.

I vantaggi per il Passaggio Generazionale

Perché sceglierla per trasferire la ricchezza ai figli? Ecco i 4 motivi principali:

1. Conservazione dell’Unità del Patrimonio

Inserire immobili o quote societarie in una Società Semplice evita che, al momento della successione, i beni vengano frazionati tra gli eredi. Ai figli non vengono assegnati i singoli immobili, ma le quote della società, garantendo che il patrimonio resti integro e gestito in modo unitario.

2. Controllo e Governance (Il ruolo del Fondatore)

Questo è il vantaggio più apprezzato dai genitori: è possibile trasferire la nuda proprietà delle quote ai figli (per risparmiare sulle tasse di successione), mantenendo però l’usufrutto e il potere di amministrazione. In questo modo, il fondatore può continuare a guidare le scelte strategiche finché lo ritiene opportuno.

3. Flessibilità Statutaria

Lo statuto di una Società Semplice può essere cucito su misura. È possibile inserire clausole che impediscano l’ingresso di terzi estranei alla famiglia o che regolino minuziosamente le modalità di recesso, proteggendo la società da eventuali liti o pretese di creditori personali dei soci.

4. Efficienza Fiscale

La Società Semplice opera in regime di “trasparenza fiscale”: i redditi sono imputati direttamente ai soci. Inoltre, il trasferimento delle quote può beneficiare, a determinate condizioni, dell’esenzione dall’imposta di successione e donazione (art. 3, comma 4-ter, D.Lgs. 346/90), permettendo un passaggio generazionale a carico fiscale zero o molto ridotto.

Protezione dai Creditori

Un altro aspetto fondamentale è la segregazione patrimoniale. I creditori personali di un socio non possono aggredire direttamente i beni della società per soddisfare il proprio credito (finché la società dura), ma possono solo rivalersi sugli utili o procedere al pignoramento della quota. Questo crea uno scudo protettivo intorno agli asset di famiglia.

Conclusioni: Perché parlarne con un professionista?

Nonostante la sua apparente semplicità, la costituzione di una Società Semplice richiede un’analisi tecnica profonda: dalla valutazione degli asset alla stesura di patti sociali che prevedano ogni scenario futuro.

Lo Studio Scuderi, con oltre 50 anni di esperienza nella consulenza societaria a Palermo, assiste le famiglie nella progettazione di assetti proprietari sicuri e lungimiranti.

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Fatture Inesistenti: Come Dimostrare l’Assenza di Frode e Proteggere l’Azienda


Studio Scuderi | 27 Gennaio 2026

Le contestazioni in materia di falsa fatturazione occupano oggi un ruolo centrale nell’attività di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria. Spesso non riguardano solo frodi palesi, ma colpiscono operazioni reali che presentano anomalie organizzative o carenze documentali, trasformandole in presunzioni di inesistenza con gravi conseguenze fiscali e penali.

In questo scenario, lo Studio Scuderi analizza il “kit della difesa” necessario per gestire l’onere probatorio e dimostrare la buona fede del contribuente.

La distinzione tra inesistenza oggettiva e soggettiva

Per approntare una difesa efficace, è fondamentale distinguere la tipologia di contestazione mossa dall’Ufficio:

  1. Fatture oggettivamente inesistenti: Il Fisco assume che il bene o servizio non sia mai stato reso. In questo caso, l’Ufficio deve fornire prove precise dell’inesistenza; dopodiché spetta al contribuente dimostrare l’effettività della prestazione attraverso indizi concreti.
  2. Fatture soggettivamente inesistenti: L’operazione è avvenuta, ma il fornitore indicato è diverso da quello reale. Qui la difesa non deve solo provare l’esistenza dell’operazione, ma soprattutto la diligenza qualificata del cliente: bisogna dimostrare di non essere stati a conoscenza della frode commessa dal fornitore.

Il Vademecum della Difesa: documenti e verifiche

La giurisprudenza ha chiarito che la sola fattura non basta a provare l’operazione; servono riscontri sostanziali. Ecco gli elementi chiave che ogni impresa dovrebbe raccogliere per prevenire o gestire una contestazione:

Per le operazioni soggettivamente inesistenti (Affidabilità del fornitore)

  • Verifiche anagrafiche: Acquisire visure camerali aggiornate, verificare che la partita IVA sia attiva e l’oggetto sociale coerente con la prestazione.
  • Sede e struttura: Accertarsi che il fornitore abbia una sede reale e operativa (tramite mappe online, siti web o sopralluoghi) e disponga di dipendenti e attrezzature idonee.
  • Tracciabilità: Effettuare pagamenti esclusivamente tramite canali tracciabili intestati correttamente al soggetto che emette la fattura.
  • Contrattualistica: Conservare contratti scritti con oggetto dettagliato, preventivi e ordini d’acquisto formali.

Per le operazioni oggettivamente inesistenti (Esistenza reale)

  • Documentazione logistica: Conservare Documenti di Trasporto (DDT) completi di quantità, date e luoghi.
  • Prove dell’esecuzione: Verbali di collaudo, report tecnici, fotografie, email operative e stati avanzamento lavori (SAL).
  • Congruità del prezzo: Dimostrare che il prezzo pagato è coerente con i valori di mercato e i benchmark di settore.

I “Campanelli d’Allarme” da evitare

Esistono situazioni che il Fisco interpreta sistematicamente come indizi di frode:

  • Fornitori con grandi volumi d’affari ma senza dipendenti.
  • Prezzi eccessivamente bassi o margini irrealistici.
  • Richieste di pagamenti urgenti o, peggio, in contanti.
  • Fatture con descrizioni vaghe o generiche come “consulenze varie”.

Perché affidarsi allo Studio Scuderi a Palermo

La difesa contro le contestazioni per fatture inesistenti non può limitarsi a una “fiducia acritica” nel fornitore. Richiede l’implementazione di procedure interne di controllo e una gestione rigorosa della documentazione contabile e tecnica.

Lo Studio Scuderi, grazie alla sua consolidata esperienza nel contenzioso tributario a Palermo, assiste le imprese nella valutazione della propria compliance e nella costruzione di una difesa solida dinanzi alle Corti di Giustizia Tributaria.

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Concordato Preventivo Biennale 2025-2026: Finestra Aperta per Sanatoria Fiscale fino al 15 Marzo

Studio Scuderi | 26 Gennaio 2026

Per i contribuenti che hanno aderito al concordato preventivo biennale (CPB) 2025-2026 entro il 30 settembre scorso, è attiva l’opzione per il ravvedimento speciale su imposte dirette e IRAP per i periodi d’imposta dal 2019 al 2023. Questa opportunità di sanatoria fiscale permette di regolarizzare posizioni passate con costi articolati, ma senza oneri IVA.

Adesioni al CPB: Dati e Trend

I dati ufficiali indicano adesioni limitate alle edizioni precedenti del CPB:

  • Biennio 2024-2025: circa 460.500 partite IVA ordinarie (17% dei potenziali 2.733.000) e 124.000 forfettari (7% dei 1.770.000).
  • Biennio 2025-2026: solo 55.000 adesioni, con oltre 2,2 milioni di soggetti non aderenti.

Per il ravvedimento speciale sul biennio 2024-2025, hanno optato 188.000 contribuenti ISA, inclusi 80.000 società di capitali.

Termini e Modalità di Versamento per la Sanatoria

La finestra per il versamento (prima o unica rata) è aperta dal 1° gennaio al 15 marzo 2026. Non è previsto un modello di adesione: l’opzione si perfeziona con il pagamento tramite F24.

Gli importi si basano sulle dichiarazioni presentate (originarie o integrative) al 2 agosto 2025. In caso di perdita:

  • Imposte dirette: scatta l’imposta minima di 1.000 euro per annualità, mantenendo efficacia la perdita dichiarata.
  • IRAP: nessun versamento (nessuna imposta minimale).

L’allegato al provvedimento Agenzia Entrate del 19 settembre 2025 indica i campi rilevanti per il calcolo.

Casi Particolari e Inclusioni

La sanatoria fiscale si estende a soggetti teoricamente in ambito ISA ma esclusi per:

  1. Cause legate alla pandemia COVID-19 (codici esclusione 15, 16, 17).
  2. Non normale svolgimento attività (codice 4).
  3. Esercizio di più attività con ricavi non prevalenti >30% (codice 7).

In questi casi, i costi seguono schemi specifici.

Per redditi in forma associata o da società trasparenti (artt. 5, 115, 116 TUIR), il versamento può essere effettuato dalla società per i soci.

Per periodi d’imposta non coincidenti con l’anno solare, la scadenza resta il 15 marzo 2026, con adesione CPB in dichiarazione.

Limiti e Perfezionamento dell’Adesione

Il ravvedimento non si perfeziona se il pagamento avviene dopo notifica di PVC, atti di accertamento o recupero crediti inesistenti.

Questa misura rappresenta un’opportunità per regolarizzare posizioni passate, ma richiede valutazione attenta. Contatta Studio Scuderi per simulazioni personalizzate e assistenza nell’adesione CPB 2025-2026 e ravvedimento speciale.