
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6732 del 20 marzo 2026, ha ridefinito i confini del requisito della commercialità necessario ai fini della participation exemption (Pex) ex articolo 87 del Tuir, escludendo che le mere attività preparatorie possano integrare tale requisito.
Il caso: attività propedeutiche vs. impresa commerciale
La controversia riguardava la contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate di una plusvalenza realizzata mediante la cessione di quote di una società che, nei periodi d’imposta di riferimento, aveva svolto unicamente attività propedeutiche — come la gestione di pratiche urbanistiche tramite professionisti terzi e l’acquisizione di un immobile da ristrutturare — in assenza di dipendenti o di un effettivo avvio dell’impresa.
Il verdetto della Cassazione
La Corte ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito, sottolineando che:
- Insufficienza delle attività preparatorie: Lo svolgimento di mere attività propedeutiche non è sufficiente a soddisfare il requisito della commercialità, poiché l’articolo 87 del Tuir richiede un ininterrotto svolgimento dell’attività commerciale per almeno tre periodi d’imposta.
- Ratio della norma: L’obiettivo della norma è evitare che il regime Pex venga utilizzato per finalità di mero godimento o gestione immobiliare, eludendo la tassazione ordinaria sulle plusvalenze immobiliari.
- Requisiti di concretezza: La commercialità richiede un’effettiva organizzazione d’impresa. La sola gestione di un immobile in fase di ristrutturazione non integra l’attività commerciale se, al momento della cessione della partecipazione, l’attività stessa è ancora in fase preparatoria e non è seguita da un reale esercizio d’impresa.
In sintesi, la Pex non è applicabile se la società partecipata si limita a una gestione passiva dei propri asset immobiliari o se l’attività commerciale non si è concretizzata funzionalmente prima della cessione della partecipazione.
