
La Corte d’appello di Roma, con la sentenza n. 2016 dell’11 marzo 2026, ha annullato una sanzione amministrativa di 30mila euro (già ridotta in primo grado rispetto ai 70mila iniziali) irrogata dal Mef nei confronti di un notaio per omessa segnalazione di operazioni sospette (Sos) ex art. 41 del Dlgs 231/2007.
Il caso e la posizione del Mef
La contestazione riguardava l’istituzione, nel 2014, di due trust autodichiarati, con conferimento di immobili di provenienza ereditaria. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ipotizzava che l’operazione fosse finalizzata a sottrarre il patrimonio del disponente a future pretese erariali, configurando il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Il rigore della Corte d’appello
La Corte ha ribaltato il verdetto di primo grado, focalizzandosi su due pilastri sistematici:
- L’assenza del reato presupposto: La disciplina antiriciclaggio presuppone che il reato (presupposto) sia già stato consumato, affinché il provento possa essere occultato o reimpiegato. Nel caso di specie, il reato fiscale ipotizzato dal Mef non era preesistente, ma avrebbe dovuto essere integrato proprio attraverso l’operazione di trust. Pertanto, non si configurava alcuna attività di riciclaggio, trattandosi semmai di un eventuale illecito futuro.
- La natura lecita dei beni: Poiché i beni conferiti erano di provenienza lecita (acquisiti mortis causa), è venuto meno il presupposto stesso della normativa antiriciclaggio, che richiede l’esistenza di beni di origine delittuosa.
La Corte ha inoltre smontato la tesi dell’anomalia dell’operazione: la coincidenza tra disponente e trustee è caratteristica intrinseca del trust autodichiarato e non un segnale patologico , mentre la presenza di un guardiano con poteri di controllo è stata valutata come indice di trasparenza.
Conclusioni per i professionisti
La decisione stabilisce un principio fondamentale: l’obbligo di segnalazione non può essere esteso indiscriminatamente a operazioni che si sospetta possano agevolare una futura commissione di reati tributari in assenza di un reato presupposto già perfezionato. La sentenza, che condanna il Mef alla rifusione delle spese processuali, evidenzia come l’esercizio del potere sanzionatorio debba sempre fondarsi su una rigorosa analisi dei presupposti normativi.
