
La Guardia di Finanza ha emanato nuove linee operative destinate ai propri reparti per coordinare l’applicazione della riforma delle sanzioni tributarie. Al centro delle nuove direttive vi è la “valutazione rafforzata” dei piani di rateizzazione delle cartelle esattoriali, con l’obiettivo di individuare condotte elusive volte unicamente a ritardare l’intervento delle misure cautelari giudiziarie.
Il monitoraggio delle finalità elusive
Secondo quanto riportato dalla «Rivista della Guardia di finanza», il focus si sposta sulla reale volontà del contribuente di sanare il debito. Gli uffici sono chiamati a raccogliere elementi che possano dimostrare se un piano di rateazione sia stato avviato con la consapevolezza di non portarlo a compimento, al solo scopo di evitare il sequestro dei beni.
Tra gli indici di allarme individuati figurano:
- Il pericolo di dispersione della capacità patrimoniale aggredibile.
- L’inadeguatezza del reddito e del patrimonio del contribuente rispetto all’entità della pretesa erariale.
- Condotte volte a dissipare i beni o a rendere difficoltosa la procedura esecutiva.
La distinzione tra contribuenti
La normativa mira a tracciare una linea di demarcazione netta tra due categorie di soggetti:
- Contribuenti regolari: Coloro che hanno avviato e stanno portando a termine un percorso di pagamento rateale. Per questi soggetti, l’applicazione di misure cautelari richiede una valutazione ancora più approfondita sulla necessità di un intervento prima della condanna definitiva.
- Contribuenti elusivi: Soggetti che utilizzano la rateizzazione come strumento per guadagnare tempo. In questi casi, le misure cautelari potranno scattare al solo ricorrere dei presupposti di legge (fumus commissi delicti e periculum in mora), senza necessità di ulteriori valutazioni agevolative.
Questa stretta discende dalle modifiche introdotte dal Dlgs 87/2024 agli articoli del Dlgs 74/2000, che hanno aggiornato le cause di non punibilità legate al pagamento del debito tributario.
