
Il panorama delle sanatorie fiscali si fa più rigido. Se la precedente edizione (la “quater”) permetteva un piccolo margine di errore, la nuova Rottamazione quinquies segna un cambio di rotta netto: la puntualità diventa un requisito assoluto.
Basandosi sulle risposte fornite durante Telefisco 2026 e sulle FAQ dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, emerge un quadro di “tolleranza zero” per i ritardi cronologici, compensato però da una nuova flessibilità sul numero di rate.
La fine del “lieve inadempimento”
Nella versione precedente della sanatoria, i contribuenti potevano beneficiare di una franchigia di 5 giorni di ritardo per ogni rata senza perdere i benefici della procedura. Con la Rottamazione quinquies, questo paracadute scompare:
- Zero tolleranza: Anche un solo giorno di ritardo rispetto alla scadenza prefissata può comportare la decadenza dalla sanatoria.
- Esempio limite: Se il termine è fissato al 31 luglio 2026, un pagamento effettuato nei primi giorni di agosto risulterà tardivo, portando alla perdita dei benefici.
La novità: saltare una rata è possibile (ma con cautela)
Se da un lato sparisce la tolleranza sui giorni, dall’altro la normativa introduce una novità interessante: la possibilità di saltare una rata del piano di rientro senza decadere immediatamente dalla procedura.
Tuttavia, non si tratta di uno sconto, ma di un rinvio monitorato:
- Imputazione dei pagamenti: Se una rata viene omessa, il versamento successivo viene automaticamente imputato alla quota scaduta precedente.
- L’obbligo di recupero: Per evitare la decadenza definitiva, la rata omessa deve essere assolta entro la scadenza successiva.
- Il rischio dell’ultima rata: Se l’omissione si trascina fino alla fine del piano, il contribuente rischia di trovarsi scoperto proprio sull’ultimo versamento, perdendo tutto il beneficio.
La soluzione pratica: In caso di rata saltata, la via d’uscita corretta è corrispondere due rate in un’unica soluzione entro la scadenza successiva, o al massimo entro l’ultima data utile del piano.
