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Il nuovo Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza – CCII

Il D.lgs. n. 14 del 12/1/2019 n. 14 pubblicato nel S.O. n. 6 della G.U. n. 38 del 14/2/2019 ha innovato profondamente la materia.
Di seguito una breve sintesi.
La legge delega 157/2017 recava la delega al Governo per la riforma della disciplina della crisi di impresa.
Fino a quel momento la filosofia che guidava l’approccio giudiziario ad una impresa in crisi era quello di bloccare l’attività dell’imprenditore con la dichiarazione di fallimento, espropriarlo dei suoi beni, liquidarli (di solito in tempi molto lunghi) e distribuire il ricavato ai creditori.
Inoltre l’imprenditore veniva stigmatizzato pesantemente con il marchio del fallito.
Il nuovo approccio va ora in una direzione completamente opposta.
Si tende cioè a salvaguardare la continuità aziendale, intervenendo ai primi sintomi di malessere.
Preliminarmente vediamo cosa si intende per crisi e insolvenza secondo la nuova legge.
La crisi è lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l'insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate.
L’insolvenza è lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.
Per prima cosa la nuova legge stabilisce che l'imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché' di attivarsi senza indugio per l'adozione e l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.
E’ noto che l’imprenditore che si cominci a trovare in condizioni di difficoltà economiche per prima cosa comincia a postergare i pagamenti di imposte, tasse e contributi previdenziali, salvaguardando dipendenti e fornitori.
D’ora in avanti questo modo di agire sarà particolarmente pericoloso.
Infatti l’Agenzia delle entrate, L’INPS e l'agente della riscossione hanno l'obbligo, di dare avviso al debitore, all'indirizzo PEC o, in mancanza, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento che la sua esposizione debitoria ha superato l'importo rilevante di cui al comma 2 e che, se entro novanta giorni dalla ricezione dell'avviso egli non avrà estinto o altrimenti regolarizzato per intero il proprio debito con le modalità previste dalla legge o se, per l'Agenzia delle entrate, non risulterà in regola con il pagamento rateale del debito o non avrà presentato istanza di composizione assistita della crisi o domanda per l'accesso ad una procedura di regolazione della crisi e dell'insolvenza, essi ne faranno segnalazione all'OCRI, anche per la segnalazione agli organi di controllo della società.
Ai fini del comma 1, l'esposizione debitoria è di importo rilevante come segue.
Per l'Agenzia delle entrate, quando l'ammontare totale del debito scaduto e non versato per l’IVA, risultante dalla comunicazione della liquidazione periodica sia pari ad almeno il 30 per cento del volume d'affari del medesimo periodo e non inferiore a:
- euro 25.000 per volume d'affari risultante dalla dichiarazione IVA relativa all'anno precedente fino a 2.000.000 di euro,
- euro 50.000 per volume d'affari risultante dalla dichiarazione IVA relativa all'anno precedente fino a 10.000.000 di euro,
- euro 100.000 per volume d'affari risultante dalla dichiarazione IVA relativa all'anno precedente oltre 10.000.000 di euro;
Per l’INPS, quando il debitore è in ritardo di oltre sei mesi nel versamento di contributi previdenziali di ammontare superiore alla metà di quelli dovuti nell'anno precedente e superiore alla soglia di euro 50.000;
Per l'agente della riscossione, quando la sommatoria dei crediti affidati per la riscossione dopo la data di entrata in vigore del codice, auto dichiarati o definitivamente accertati e scaduti da oltre novanta giorni superi, per le imprese individuali, la soglia di euro 500.000 e, per le imprese collettive, la soglia di euro 1.000.000.
Inoltre in base al nuovo testo dell’art.2476 c.c. gli amministratori delle srl rispondono verso i creditori della società quando il patrimonio sociale sia insufficiente al soddisfacimento dei propri crediti.
Costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell'impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l'esercizio in corso o, quando la durata residua dell'esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi. A questi fini, sono indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell'indebitamento con i flussi di cassa che l'impresa è in grado di generare e l'adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi. Costituiscono altresì indicatori di crisi ritardi nei pagamenti reiterati e significativi, anche sulla base di quanto previsto nell'articolo 24.
L'OCRI è un organismo costituito presso ciascuna camera di commercio, con il compito di ricevere le segnalazioni di crisi effettuate dal collegio sindacale, dal revisore o dagli enti di sopra, gestire il procedimento di allerta e assistere l'imprenditore, su sua istanza, nel procedimento di composizione assistita della crisi.
Ovviamente la materia è tutta da verificare alla luce dei casi concreti che si verificheranno.

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