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Indagini finanziarie: il fisco non demorde

Era sta salutata con sollievo la norma introdotta dal DL 193 del 2016 che modificando l’art. 32 del DPR 600/73, aveva limitato l’operatività delle presunzioni fiscali “contro natura” secondo le quali i prelievi non giustificati costituivano ricavi in nero.
La singolare spiegazione fornita dalla Agenzia delle Entrate era che con i prelievi non giustificati si fossero effettuati acquisti in nero, che a loro volta avevano prodotto ricavi in nero; era questa pertanto la materia imponibile rivelata dai prelievi.
La verità è invece costituita dal fatto che il fisco - non potendo colpire il percettore ignoto delle somme prelevate dal contribuente - addossa a lui la tassazione.
Un freno a questa prassi dell’agenzia, che colpiva indiscriminatamente tutti i prelievi sopra 500 euro, era stato apposto con l’introduzione di un limite di 1.000 euro giornalieri, e comunque di 5.000 euro mensili, al di sotto del quale la presunzione non poteva operare.
Si sperava a questo punto che l’Agenzia abbandonasse i vecchi accertamenti adeguandosi alle nuove norme.
Illusione.
Infatti l’Agenzia delle Entrate, si è affrettata a chiarire nel corso di Telefisco 2017 (risposta 48) che la norma è irretroattiva, in quanto le modifiche operano soltanto dal 3 dicembre 2016, e che quindi non si applicano nei processi pendenti.
Sostiene paradossalmente l’agenzia che essendo norma procedurale la stessa si applica solo per il futuro.
Però in occasione della introduzione del comma 4 dell’art. 28 del D.Lgs. 175 del 21 novembre 2014 per mezzo del quale l’Agenzia delle Entrate può fare accertamenti anche alle società estinte nei cinque anni successivi alla cancellazione, la stessa agenzia aveva sostenuto l’esatto contrario e cioè che le norme procedurali valgono anche per il passato.
Ciò è chiaramente affermato nella Circolare 31/E del 30 Dicembre 2014, che in proposito testualmente recita “Trattandosi di norma procedurale si ritiene che la stessa trova applicazione anche per le attività di controllo fiscale riferite a società che hanno già chiesto la cancellazione dal Registro delle imprese o già cancellate dallo stesso registro prima della entrata in vigore del decreto in commento”.
Ricordiamo comunque che la Corte di Cassazione aveva subito stoppato la posizione della Agenzia rilevando correttamente che la norma in oggetto era sostanziale e non già procedurale e quindi applicabile solo per il futuro.

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