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Indagini finanziarie: nuovo orientamento della Cassazione

E’ interessante la sentenza n. 7259 emessa dalla Corte il 22 marzo 2017.
Un contribuente veniva raggiunto da un accertamento tributario fondato sul fatto che l’Agenzia delle Entrate aveva riscontrato sul suo c/c personale dei versamenti in contanti che erano stati considerati tout court ricavi in nero.
A nulla era valsa la difesa del contribuente, il quale obiettava che le somme in questione erano provenienti dal c/c della sua azienda, e che i prelievi erano di importo superiore ai successivi versamenti sul c/c personale.
La differenza mancante era stata impiegata dal contribuente per le sue spese personali.
Ovviamente secondo i rigidi protocolli dell’amministrazione finanziaria la giustificazione fornita dal contribuente non era "adeguata", come se lo stesso potesse campare di aria.
L’accertamento veniva impugnato dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale che in primo grado annullava il provvedimento.
L’ufficio proponeva appello alla Commissione Tributaria Regionale che gli dava ragione.
Ricorreva il contribuente per Cassazione, lamentando una omessa motivazione nella sentenza della CTR, in quanto non si comprendeva l’iter logico seguito dal giudice di secondo grado.
I supremi giudici annullavano il giudicato della Regionale affermando che si era in presenza di un sostanziale giroconto che ben può spiegare i movimenti bancari, anche perché i prelievi aziendali erano superiori ai versamenti sul c/c privato.
La Corte sentenziava che negli accertamenti bancari il giudice deve verificare se le giustificazioni e i relativi elementi indiziari forniti dal contribuente siano idonei a contrastare la presunzione applicata dall’Ufficio.
In questo caso il contribuente aveva giustificato i versamenti sul proprio conto personale, spiegando che le somme provenivano da prelevamenti eseguiti sul conto aziendale e che le somme non venivano integralmente riversate sul conto personale, in quanto venivano parzialmente trattenute per le spese connesse alle ordinarie esigenze familiari e personali.
La sentenza tuttavia si scosta dai rigidi precedenti in tema di accertamenti bancari.
Infatti - se l’orientamento si consoliderà - sembrerebbe che il contribuente, possa anche fornire indizi giustificati dal buon senso, in quanto è normale che non vengano conservate le pezze giustificative delle spese di vita quotidiane.

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