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Reato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture oggettivamente inesistenti

Secondo la Corte di cassazione, sezione III penale, con la sentenza 9139 depositata il 24 Febbraio 2017 non basta provare che i fornitori non sono in grado di svolgere i servizi fatturati, ma va riscontrata l’effettività delle prestazioni eseguite.
Un contribuente veniva imputato di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti riguardanti opere edili commissionate in subappalto.
Il Tribunale aveva ritenuto che le imprese emittenti le fatture non avrebbero potuto svolgere i lavori de quo, sulla base di una serie di indizi che si riscontrano frequentemente in questa fattispecie e precisamente:
- assenza di collaboratori e dipendenti e di strutture tecniche idonee a svolgere i lavori.
- anormalità nei pagamenti alle ditte, eseguiti per la gran parte in contanti, malgrado si fosse in presenza di importi elevati.
- dichiarazioni di alcuni prestatori d’opera che non ricordavano lo svolgimento delle attività oggetto delle fatture, a causa del tempo trascorso, ecc.
Tuttavia la stessa corte assolveva l’imputato, che aveva comunque provato che i lavori in questione erano stati effettivamente eseguiti.
Ne discendeva secondo il tribunale, che non poteva trattarsi di fatture oggettivamente inesistenti stante l’esecuzione delle opere, che verosimilmente erano state svolte da altri soggetti.
Tuttavia la Corte di Appello riformava la sentenza del tribunale e condannava l’imprenditore, ritenendo che i lavori in questione non fossero mai stati eseguiti.
L’imputato ricorreva per Cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazione di legge nell'affermazione della responsabilità dell'imprenditore.
La Cassazione - legittimamente - accoglieva il ricorso.
I giudici del palazzaccio hanno infatti evidenziato l’incongruenza della sentenza di appello, che inizialmente ha validato le conclusioni del tribunale, e cioè che i lavori benché eseguiti, non erano stati posti in essere dalle ditte emittenti le fatture, ma concludeva per la mancata esecuzione delle medesime opere.
Da qui l’accoglimento del ricorso dell’imputato che veniva assolto dalla imputazione del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti.
Infatti affinché il delitto previsto e punito dall’art. 2 d.lgs. n. 74/2000 possa dirsi integrato, è necessario che sussistano tre differenti elementi:
- che siano impiegate fatture per operazioni inesistenti;
- che simile condotta porti all’inserimento in dichiarazione di elementi passivi fittizi;
- che il soggetto attivo agisca allo scopo di evadere le proprie imposte (cd. dolo specifico di evasione).
Nel caso in cui siano annotate fatture soggettivamente inesistenti con riferimento all’individuazione del fornitore, uno soltanto di questi elementi sussiste, mentre mancano completamente gli altri due.
E’ indubbio che, le fatture in questione debbano essere qualificate come relative a operazioni inesistenti, come specificato dall’art. 1 del d.lgs. 74/2000, il quale stabilisce che nella definizione di fatture per operazione inesistenti, debbano ritenersi comprese anche quelle che “riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi”.
Il discorso cambia per il successivo elemento costitutivo della fattispecie di reato, e cioè l’indicazione di elementi passivi fittizi.
Se l’inesistenza è solo soggettiva, infatti, l’operazione, dal punto di vista oggettivo, è assolutamente reale e di conseguenza, il costo della stessa è stato effettivamente sostenuto dall’utilizzatore della fattura nella dichiarazione fiscale.
In questi casi il costo è effettivo anche se riferito ad un fornitore differente rispetto a quello reale e l’operazione finisce comunque per incidere sulla determinazione del reddito complessivo.
Pertanto l’utilizzo in dichiarazione di queste fatture per operazioni inesistenti non incide in alcun modo sulla misura reale dell’imponibile e di conseguenza sulla misura delle imposte corrisposte in relazione alla dichiarazione dei redditi, che resta quella effettivamente dovuta.
In altre parole l’utilizzo di fatture soggettivamente inesistenti nelle dichiarazioni sui redditi non comporta alcuna frode al Fisco.

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