Top menu

Sempre penalizzate le operazioni di conferimento di azienda seguite dalla cessione delle partecipazioni.

Secondo la Cassazione l’Agenzia delle Entrate può sempre riqualificarle in cessione di azienda.
Un contribuente aveva posto in essere una operazione di conferimento di azienda seguita dalla cessione della partecipazione ricevuta in contropartita del conferimento.
L’Agenzia delle Entrate aveva riqualificato l’operazione in cessione di azienda con tutte le pesanti ripercussioni in ordine al più elevato livello di tassazione che ne conseguiva.
Il malcapitato aveva fatto ricorso sostenendo che ai fini delle imposte dirette è stabilito chiaramente - nell’art. 176 comma 3 del TUIR - che tale operazione non è da considerarsi elusiva e che pertanto è illogico pensare che il sistema tributario stabilisca la legittimità della operazione ai fini delle imposte dirette e ne sancisca invece la elusività ai fini delle imposte indirette.
La Cassazione, con la sentenza 3562 del 10 febbraio 2017, risponde serenamente di non vedere alcuna illogicità nel sistema e che la riqualificazione dell’atto avviene non perché si reputi il comportamento del contribuente elusivo, ma perché l’art. 20 del DPR 131/86 consente di riqualificare gli atti in relazione al loro intrinseco cioè in ragione degli effetti oggettivamente raggiunti dal negozio o dal collegamento negoziale.
Ricordiamo che la cassazione sul punto è stata ondivaga.
Infatti le sentenze n. 6835/2013 e n. 5877/2014 affermavano chiaramente che l’art. 20 del DPR 131/86 aveva una chiara funzione antielusiva, finalizzata ad incastrare i furbetti che volevano aggirare le regole di una corretta tassazione.
Tuttavia dopo un lunghissimo travaglio il legislatore aveva finalmente disciplinato la portata della disciplina antielusiva, con il nuovo art 10 bis della legge 212/2000, che aveva portata generale e includeva tutti i tributi, ivi compresa l’imposta di registro
A questo punto la cassazione cambia orientamento e stabilisce - con numerose sentenze tra le quali ricordiamo le n.9582/2016 e n. 21770/2014 - che non si rinvengono finalità antielusive nell’art. 20 del DPR 131/86, ma che si tratta di una norma che ha il solo fine di radiografare l’atto sottoposto al registro, per capire quale sia la vera natura del pattuito tra le parti al di la della forma apparente.
A parere di molti commentatori nel far ciò la Cassazione compie una forzatura, in quanto la riqualificazione disciplinata dall’art. 20 del DPR 13186, deve avere ad oggetto il singolo atto preso in se e non può procedere ad una riqualificazione dello stesso attraverso un collegamento funzionale di più atti indipendenti, come avviene nel caso di una revisione del comportamento del contribuente ai fini antielusivi.

Joomla templates by a4joomla

Informativa sui cookie
Questo sito e gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più clicca sul pulsante cookie policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.