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Reato di false fatture: doppia condanna per emittente e utilizzatore se coincidenti

Una interessante sentenza è stata emessa dalla Cassazione Penale.
La sentenza è la n. 5434/17 della Terza Sezione Penale e tratta il caso di un contribuente che si era reso responsabile del reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, ex art. 8 D.Lgs. n. 74 del 2000, nella qualità di amministratore di fatto di una società “cartiera”.
Il contribuente aveva patteggiato la pena ritenendo cosi di avere saldato i suoi conti con la giustizia, ma purtroppo per lui si sbagliava di grosso.
Infatti la procura procedeva ulteriormente nei suoi confronti per il reato di dichiarazione fraudolenta, ex art. 2 del D.Lgs. n. 74 del 2000, per l’utilizzo della fattura di cui sopra - relativa ad operazioni inesistenti - che aveva utilizzato in qualità di legale rappresentante della società destinataria della falsa fattura .
Il ricorrente obiettava che ai suoi danni era stata perpetrata la violazione dell’art. 9 del D.Lgs. n. 74/2000 – che contiene una deroga alla regola generale in tema di concorso di persone nel reato - perché, in presenza del giudicato per il reato di emissione, la condanna per l’utilizzazione costituiva a suo giudizio una violazione per principio del ne bis in idem, atteso che i due procedimenti avevano in comune la stessa fattura.
Ricordiamo che, in deroga all'articolo 110 del codice penale, l’art. 9 sopra citato stabilisce che “In deroga all'articolo 110 del codice penale: a) l'emittente di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall'articolo 2; b ) chi si avvale di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non è punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall'articolo 8.”
La suprema corte però correttamente osservava che tale esimente è valida solo nel caso che emittente ed utilizzatore siano persone diverse ma ovviamente non può operare nel caso in cui emittente ed utilizzatore sia la stessa persona che ricopre la carica di amministratore - di fatto o di diritto - nelle due società coinvolte nell’illecito.
Per di più il fatto che l’imputato avesse patteggiato per il primo reato ha costituito valore di prova a suo carico nel procedimento per il secondo reato e per concludere la suprema corte ha condannato il ricorrente alle spese di giudizio.
Della serie “prendi uno e paghi due…”.

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