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Spesometro trimestrale: nuovo pesante obbligo per i già tartassati contribuenti

Come è noto il governo ha introdotto i nuovi obblighi dell’invio dello Spesometro e delle Liquidazioni trimestrali telematiche, che hanno sollevato un diluvio di proteste sia per l’eccessivo carico di lavoro per i contribuenti o meglio per i propri consulenti, che per l’ammontare spropositato delle sanzioni.

I commercialisti hanno chiesto a gran voce l’abolizione della norma che non serve nemmeno per la lotta all’evasione, ma il governo è rimasto sordo sul primo punto riducendo tuttavia drasticamente le sanzioni che erano veramente assurde.
Nella prima formulazione le scadenze previste erano entro il secondo mese successivo al trimestre e precisamente:
I trimestre 31 maggio
II trimestre 31 agosto
III trimestre 30 novembre
IV trimestre 28/29 febbraio
Nella nuova formulazione le scadenze vengono così modificate:
I trimestre 31 maggio
II trimestre 16 settembre
III trimestre 30 novembre
IV trimestre 28/29 febbraio
Evidentemente i parlamentari si sono accorti che fissare una scadenza al 31 di agosto costringeva le ditte e i loro commercialisti ad abolire completamente le ferie per soddisfare gli appetiti informatici della Agenzia delle Entrate.
Per il solo anno 2017 è prevista una comunicazione semestrale dello “spesometro” in luogo di due trimestrali, limitatamente però al primo semestre.
Sulle sanzioni la modifica intervenuta è la seguente:
In caso di omessa o errata trasmissione delle fatture si prevede la sanzione di 2 euro per ciascuna fattura, con un massimo di 1.000 euro per ciascun trimestre.
In origine era previsto che per l'omessa o errata trasmissione dei dati di ogni fattura, si applicasse la sanzione fissa di € 25, con un massimo di € 25.000 !
La sanzione è ridotta alla metà, con un massimo di 500 euro, in caso di correzione della trasmissione entro quindici giorni dalla scadenza; questa ipotesi non era prevista nella formulazione originaria del DL 193/2016.
Per l'omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche si applica la sanzione da 500 a 2.000 euro, con riduzione alla metà in caso di trasmissione corretta nei quindici giorni successivi.
In origine tale fattispecie era punita con una sanzione da € 5.000 a € 50.000, per cui anche l’errore di un solo euro comportava la sanzione minima di 5.000 euro!
E poi l’Agenzia parla di “fisco amico”, di “compliance”, ecc.; ma il colmo è che queste norme sono rubricate sotto il titolo di “semplificazioni”!

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