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Le Camere di Commercio a caccia delle società inadempienti

Alcune Camere di Commercio, si sono accorte che esiste una certa percentuale di società di capitali che non depositano uno o più bilanci di esercizio.
Le ragioni possono essere le più svariate come dimenticanza, crisi, cessazione di fatto dell’attività, ecc.
Tuttavia queste omissioni sono state considerate gravemente lesive dei principi di trasparenza e completezza della pubblicità del Registro delle Imprese (ex art. 8 della L. 580/1993) e pertanto già a partire dal 2015 diverse Camere di Commercio (Milano, Modena, ecc.) avevano inviato una PEC alle società interessate per verificare le motivazioni dell’omesso deposito dei bilanci.
Ricordiamo che l’omessa presentazione del bilancio approvato è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 2630 c.c. secondo il quale “chiunque, essendovi tenuto per legge a causa delle funzioni rivestite in una società o in un consorzio, omette di eseguire, nei termini prescritti, denunce, comunicazioni o depositi presso il registro delle imprese, … è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 103 euro a 1.032 euro.
Se la denuncia, la comunicazione o il deposito avvengono nei trenta giorni successivi alla scadenza dei termini prescritti, la sanzione amministrativa pecuniaria è ridotta ad un terzo.
Se si tratta di omesso deposito dei bilanci, la sanzione amministrativa pecuniaria è aumentata di un terzo”.
E, quindi, per ciascun membro del consiglio di amministrazione e per ciascun sindaco è dovuto il pagamento:
- da 45,78 a 458,67 euro, nel caso di ritardo non superiori a 30 giorni ;
- da 137,33 a 1.376 euro, nel caso di ritardo superiore.
Avvalendosi dell’art. 16 della Legge n. 689/1981 l’importo da versare sarà pari a:
- 91,56 euro, per ritardi compresi nei 30 giorni successivi al termine;
- 274,66 euro, per ritardi che vanno oltre il trentesimo giorno successivo al termine.
Si ricorda tuttavia che nessuna sanzione è applicabile nel caso in cui non si sia mai tenuta l'assemblea per l’approvazione del bilancio oppure l’assemblea non abbia approvato lo stesso, per i più svariati motivi.
Qualche malpensante tuttavia si è spinto al punto di affermare che alle Camere di Commercio, sempre a caccia di risorse, interessi più la riscossione delle sanzioni di cui sopra che la trasparenza e la completezza della pubblicità.
Ipotesi da respingere con sdegno!

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