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Le nuove norme sull’antiriciclaggio depenalizzano anche le condotte fraudolente

La depenalizzazione disposta dal DLgs. 8/2016 ha interessato diverse norme in materia di antiriclaggio.
Sono interessate in particolare sia le norme in materia di adeguata verifica della clientela (art. 55 comma 1 del DLgs. 231/2007) e di omessa, tardiva o incompleta registrazione dei dati (art. 55 comma 4 del DLgs. 231/2007), punite con la multa da 2.600 a 13.000 euro, sia le norme relative al caso di assolvimento degli obblighi di identificazione e registrazione mediante utilizzo di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’individuazione del soggetto che ha effettuato l’operazione, punito con la multa da 5.200 a 26.000 euro (art. 55 comma 6 del DLgs. 231/2007).
Per le violazioni commesse a partire dal 6/2/2016 la multa è sostituita da una sanzione amministrativa che va da 5.000 a 30.000 euro, nelle ipotesi base e da 10.000 a 50.000 euro, nelle ipotesi aggravate, somme che sono comunque di tutto rispetto.
L’art. 6 del DLgs. 8/2016, inoltre rinvia agli artt. 1-31 della L. 689/81, e l’art. 16 comma 1 di questa legge consente il pagamento di una somma ridotta (1/3 del massimo o, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, il doppio del minimo), entro il termine di 60 giorni dalla contestazione immediata.
Se la contestazione non vi è stata, il termine decorre dalla notificazione degli estremi della violazione.
Il DLgs. 8/2016, inoltre, ha previsto una disciplina transitoria al fine di evitare l’orientamento giurisprudenziale di legittimità (per tutti si veda la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite n. 25457/2012), secondo il quale, in caso di depenalizzazione e in mancanza di indicazioni espresse, l’infrazione penalmente rilevante, commessa in passato non è più sanzionabile, nemmeno a livello amministrativo.
Pertanto chi anteriormente al 6/2/2016 non ha correttamente adempiuto agli obblighi in materia d’identificazione e registrazione dati, ai fini della normativa antiriciclaggio, verrà sanzionato, in forza del DLgs. 8/2016, solamente in via amministrativa, sempre che il relativo procedimento penale non sia stato definito con sentenza o con decreto divenuti irrevocabili.
In particolare, è necessario distinguere tra le seguenti ipotesi relative alle violazioni in questione commesse anteriormente al 6 febbraio 2016:
-Nessun procedimento pendente;
-Procedimento pendente ma non ancora definito;
-Procedimento pendente e già definito.
Nel primo caso, il fatto viene accertato e sanzionato dall’autorità amministrativa con applicazione della relativa sanzione che non può essere superiore a 13.000 euro (o 26.000 euro) ovvero al massimo della pena originariamente inflitta.
Inoltre la sanzione può essere ridotta del 50% in caso di pagamento entro 60 giorni dalla notificazione degli estremi della violazione.
Nel caso di procedimento pendente ma non ancora definito, l’autorità giudiziaria, entro il termine puramente ordinatorio del 6/5/2016, dispone la trasmissione all’autorità amministrativa competente degli atti dei procedimenti penali relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi, salvo il caso in cui il reato risulti già prescritto o estinto per altra causa.
Se l’azione penale non è stata ancora avviata, la trasmissione degli atti è disposta direttamente dal PM che nel caso in cui il procedimento sia già iscritto, annota la trasmissione dello stesso nel registro delle notizie di reato.
Se invece il reato risulta già estinto per qualunque causa, il PM chiede l’archiviazione al GIP secondo le norme del c.p.p.
Se infine l’azione penale è stata esercitata, il giudice pronuncia, sentenza inappellabile perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, ai sensi dell’art. 129 c.p.p., disponendo la trasmissione degli atti come sopra, sempre salvo il caso che il reato risulti prescritto o estinto per altra causa.
Quando sia già stata pronunciata sentenza di condanna, il giudice di Appello o di Cassazione, dichiara che il fatto non è previsto dalla legge come reato e decide sugli interessi civili, ferma restando la trasmissione degli atti all’autorità amministrativa, salvo che il reato risulti prescritto o estinto per altra causa.
Nel caso di procedimento pendente e già definito alla data del 6/2/2016 con sentenza di condanna o decreto irrevocabili, il giudice dell’esecuzione revoca la sentenza o il decreto, dichiarando che il fatto non è previsto dalla legge come reato.

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