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Tardiva fatturazione sanzionata anche senza danno per l’erario

La regola generale prevede la non punibilità del contribuente se le violazioni non arrecano pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo e non incidono sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta e sul versamento del tributo, così come stabilito dall’art. 6 comma 5-bis del DLgs 472/1997.
Il caso in esame riguardava un contribuente che aveva emesso tardivamente una fattura attiva, che tuttavia era stata considerata nella liquidazione IVA periodica e quindi l’IVA dovuta era stata correttamente versata nei termini, senza pregiudizio per le ragioni dell’erario.
Ricordiamo che ai sensi degli articoli 21 e 23 del DPR 633/72 la fattura va emessa la momento di effettuazione della operazione e la stessa va poi annotata entro 15 giorni nel relativo registro delle fatture emesse.
La fattura che venga emessa oltre i suddetti termini si considera tardiva e soggiace alle sanzioni di cui all’art. 6 comma 1 del DLgs 471/1997 e cioè con la sanzione amministrativa dal 90 al 180% dell’imposta.
Si precisa che fino al 31/12/2015 la sanzione era compresa tra il 100 e il 200 %.
Il combinato disposto dell’art. 15 comma 1, lettera f), n. 1) del DLgs 24/9/2015 n. 158 e dell’art 1, comma 133 della legge 208/2015, ha tuttavia modificato la norma nei termini di cui sopra, a decorrere dall’1/1/2016, prevedendo altresì che la sanzione è dovuta nella misura da euro 250 a euro 2.000 quando la violazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo.
E’ altresì previsto che si applichi il favor rei nei confronti del contribuente che ne faccia richiesta.
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 2605 del 10 febbraio 2016 pur constatando che nulla era stato sottratto all’erario, ha ritenuto che la tardiva fatturazione era potenzialmente idonea ad ostacolare il controllo e di regola incide sulla determinazione della base imponibile, dell’imposta e sul versamento del tributo e dunque non costituisce una mera violazione formale anche ove ciò non abbia comportato sottrazione di materia imponibile, con ciò confermando una precedente pronuncia in tal senso, la n. 14401 del 2014.
Il malcapitato aveva pure invocato l’applicazione dell’art. 10 dello Statuto del contribuente, che prevede che le sanzioni non sono comunque irrogate quando la violazione è meramente formale senza alcun debito di imposta, ma la cassazione è rimasta irremovibile, classificando la violazione tra quelle sostanziali e non formali e pertanto il contribuente non ha avuto scampo.

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