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Moltiplicazione delle sanzioni penali

E’ ben conosciuta nel commercio la formula vincente “Prendi tre e paghi due” finalizzata a incentivare i consumi.

Nel campo della legislazione penale è valida talvolta la formula opposta, al fine di scoraggiare comportamenti illeciti.
Vediamo in breve due casi concreti.
Primo caso: “Prendi uno e paghi due”
Un imprenditore veniva dichiarato fallito e avendo distratto delle somme in danno dei creditori, tra cui l’esattoria, veniva processato e condannato per il reato fallimentare di bancarotta fraudolenta. Ineccepibile.
Tuttavia la pubblica accusa, ritenendo insufficiente la sanzione fallimentare, contestava all’imputato, nello stesso processo, anche il reato tributario di cui all’articolo 11 del Dlgs 74/2000 e cioè la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.
Il reo era certamente da condannare per avere distratto fraudolentemente a suo vantaggio gli attivi dell’impresa in danno dei creditori, ma lo stesso non riteneva tuttavia che l’esattoria fosse un creditore più creditore degli altri.
A dargli la doccia fredda ci ha pensato la Cassazione che con la sentenza n. 3539 del 27/1/2016 lo ha doppiamente condannato sia per il reato fiscale che per il reato fallimentare.
La spiegazione fornita dalla Suprema Corte viene esplicitata in un lungo ed articolato ragionamento, che cercherò di semplificare per i non addetti ai lavori.
In pratica esistono norme penali “generali”, come ad esempio il furto: chi ruba viene condannato ad un tot anni di galera.
Chi ha “rubato” nell’ambito di una gestione di impresa in danno dei creditori soggiace ad una norma “speciale” che è quella della bancarotta fraudolenta, in questo caso per distrazione (che non significa che il reo si è messo in tasca distrattamente i soldi dei creditori) e viene condannato in forza di quella norma “speciale” .
Per coloro i quali “rubano” al fisco sottraendo i propri beni alle legittime pretese dell’erario scatta un’altra norma “speciale” e cioè il reato tributario, disciplinato dall’articolo di cui sopra.
Secondo una precedente sentenza della Cassazione, la n. 42156/2011, non sarebbe configurabile un concorso formale tra due distinte condotte delittuose, dovendosi sanzionare una sola condotta illecita e cioè quella di danneggiare i creditori, senza distinzione tra gli stessi.
Secondo la sentenza n.3539 di cui sopra coesistono invece due condotte illecite che vanno punite cumulativamente.
Per superare la perplessità della coesistenza di due norme “speciali” che regolano gli stessi fatti la Cassazione risolve brillantemente il rebus spiegando che la norma che tutela i creditori è una norma “speciale”, ma quella che tutela il fisco è una norma “specialissima” e quindi eccelle su quella che tutela i semplici creditori e coesiste con quest’ultima.
Risultato: doppia condanna per lo stesso comportamento.
Secondo caso: “prendi uno e paghi tre”
Questa volta esaminiamo i due reati nuovi di zecca introdotti di recente nell’ordinamento: l’autoriciclaggio e il falso in bilancio.
Facciamo il caso di una società di capitali che riceva una fattura per una prestazione di servizi o cessione di beni.
Qualche anno dopo, in seguito ad una verifica fiscale, la fattura viene ritenuta relativa ad operazione inesistente e scatta conseguentemente la denuncia penale.
Ma non per un reato bensì per tre.
Infatti il presunto reo con la registrazione di quella fattura avrebbe compiuto ben tre reati:
- Il reato tributario per avere annotato una fattura relativa a operazioni inesistenti;
- Il reato di autoriciclaggio perché il profitto derivante dal reato tributario e cioè il risparmio di imposta è stato reimpiegato nella sua attività di impresa;
- Il reato di falso in bilancio perché ha esposto nel bilancio stesso un costo inesistente.
Risultato: tripla condanna per lo stesso comportamento.
Alla inaugurazione dell’anno giudiziario è stato pure affermato che anche se la legislazione italiana appare ingiustamente forcaiola sarebbe in realtà troppo tenue e si è auspicato un rapido allineamento alla situazione della Germania dove sono in galera più di 8.000 persone, condannate per reati fiscali e similari, contro i soli 200 detenuti in Italia.
Concludiamo sperando che gli imprenditori applichino rigorosamente le leggi evitando qualsiasi illecito che oggi costa molto caro.

 

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